|
|
Democrazia
italiana: un mutamento continuo
| Nessuna delle componenti politiche principali presenti nel Parlamento italiano prima del 1987 è sopravvissuta fino ai nostri giorni. Alcuni partiti, oggi, rivendicano una filiazione diretta dai loro predecessori ma hanno cambiato nome: il Pci è diventato Pds; il Msi, Alleanza Nazionale; la Dc, il Ppi e via discorrendo. Altri partiti non esistevano nemmeno: i Verdi, Rifondazione Comunista, la Lega, Forza Italia. Altre vecchie sigle circolano ancora ai limiti della sopravvivenza. Ne consegue che, poiché il mutamento è stato radicale e ha investito proprio tutti i partiti, il sistema è andato in frantumi. Ma è proprio così? In realtà se guardiamo al comportamento dell’elettorato, la sicurezza svanisce. Le diverse aree geopolitiche non hanno completamente perso la loro fisionomia. Se si tenta di fare il punto sulla situazione politica italiana attuale, si va incontro a non pochi problemi. Si può solo dire che in Parlamento si confrontano oggi due coalizioni: una di orientamento moderato, conservatore e di destra, il cosiddetto Polo delle Libertà, in cui primeggiano il leader di AN Fini e quello di Forza Italia, Silvio Berlusconi; e una coalizione di centrosinistra, l’Ulivo, in cui su tutti gli altri emergono il Pds o Ds, cioè i Democratici di sinistra, leader D’Alema, e il Partito Popolare di cui è segretario Marini. I primi sono per lo più ex comunisti e gli altri ex democristiani. Entrambi fanno l’impossibile per occupare lo spazio politico ideologico comunemente ritenuto di centro. Ed alcuni partiti minori tentano addirittura la nascita di una terza coalizione di centro, tentando di fondere frange scontente delle due coalizioni principali di destra e di sinistra. Ma il terremoto politico prodottosi dall’89 in poi, con la caduta del muro di Berlino e il riassetto della scena politica del paese (al confine tra mondo occidentale e mondo già comunista), non solo non ha esaurito i suoi effetti, ma ha anche progressivamente allontanato dal voto non pochi elettori. In Italia, in passato, votava di solito non meno dell’85 per cento degli aventi diritto, mentre in questi ultimi anni la percentuale in alcuni casi è scesa ben al di sotto anche del 70 per cento. In compenso, pur avendo avuto in questo dopoguerra cinquanta governi, quasi uno all’anno, proprio in questi ultimi anni, l’esecutivo è apparso in qualche modo più stabile sotto la guida di Romano Prodi (ex democristiano, oggi figura di primo piano in Europa) e di Massimo D’alema (ex comunista). Le tre o quattro anime principali della scena politica italiana, quella di sinistra (di origine marxista, socialista e comunista), quella di centro (per lo più cattolica e democristiana), quella di destra (connotata da eredità e residui fascisti) e quella laica e liberale (presente un po’ ovunque nei diversi schieramenti) non hanno ancora smesso di tormentarsi alla ricerca di una struttura parlamentare bipartitica, tipo destra e sinistra, conservatori e progressisti o dicotomie simili e sistemi di voto integralmente maggioritari come sono in uso in altri paesi. In Italia, in un sistema misto di voto a cavallo tra maggioritario e proporzionale, difficile da capire e da spiegare anche per i politologi, le diverse anime non smettono di dibattersi generando, per ogni occasione di vota, formazioni politiche e partitelli, o comunque schieramenti di destra o di sinistra temporanei, che spesso durano il tempo di una sola elezione. Più che di partiti di tratta di liste che poi si riconducono a uno dei due schieramenti principali. C’è un’adesione ormai incondizionata però, con qualche recalcitrante all’estrema sinistra, ai principi liberaldemocratici sul piano dei fondamenti ideali e istituzionali e al liberismo sul piano economico e sociale. Uno stesso manto ideologico, scrivono gli esperti di politica, ampio e avvolgente unifica tutti i partiti: vecchi, rinnovati e nuovi. E in questo, possiamo aggiungere noi, nonostante il facile sarcasmo di molti osservatori politici internazionali, l’Italia, cattolica, laica o di sinistra, appare politicamente sempre più simile al resto dell’Occidente, nel bene e nel male… |
a cavallo (fig.): astride (on both sides of) adesione (n. f. sing.): joining (of a political party) AN (abbrev., pol.): Alleanza
nazionale andare in frantumi: to break off into fragments andare incontro: to head towards avente diritto: those having the right avvolgente (adj. m./f. sing.): engaging, fascinating, enthralling comportamento: behaviour Dc (abbrev., pol.): Democrazia Cristiana di destra (pol.): right-winged di primo piano: foreground di sinistra (pol.): left-winged elettorato: electorate; constituency entrambi: both esaurito (past part. v. esaurire): exhausted, wore out fare il punto sulla/della situazione (idiom. expres.): to take stock of a situation fondere: to merge frangia (pol.): group, faction investito (past part. v. investire): invested; crashed, assailed, attacked (meaning in text) maggioritario: majority system manto (fig.): mantle; cloak Msi (abbrev., pol.): Movimento Sociale Italiano mutamento: change ne consegue che...: it follows that. . . nemmeno: not even Pci (abbrev., pol.): Partito Comunista Italiano Pds
(abbrev., pol.): Partito Democratici di Sinistra perso (past part. v. perdere): lost poiché: since, as politologo: political scientist Ppi (abbrev., pol.): Partito Popolare Italiano primeggiare: to excel, to take the lead, to be in first place recalcitrante (adj., n. m./f. sing., fig.): reluctant, recalcitrant riassetto: reorganization, readjustment, rearrangement ritenuto (past part. v. ritenere): considered, held, believed rivendicare: to claim (responsibility for something) schieramento: alliance, siding scontento: displeased, dissatisfied sigla: party name acronym (i.,e., PC etc.) smesso (past part. v. smettere): stopped sopravvissuto (past part. v. sopravvivere): survived; outlived sul piano di: at the level of svanire: to disappear, to vanish terremoto (fig.): upheaval, havoc via discorrendo: so on, so forth |
"La politica deve essere conscia del suo limite, pronta a piegarsi su questa nuova realtà, che le toglie la rigidezza della ragion di Stato per darle il respiro della ragione dell'uomo." - Aldo Moro, 1916-1978