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| Visto che uno dei più antichi e scherzosi nomi
dellItalia è Enotria, "terra del vino" (dal greco
oinos "vino"), in un notiziario in lingua italiana non poteva
mancare una rubrica destinata al nettare degli dei.
Lavviamo con questa conversazione generale, questa modesta e
scherzosa prolusione, senza pretese da sommelier con
tanto di patacca al collo.
Bere vino, va detto subito, non è unoperazione grossolana o di quantità: il vino va bevuto in quantità moderate. I medici raccomandano di accompagnarlo al pasto e di non superare il mezzo litro quotidiano. Medici a parte, il vino non è infatti bevanda per alcun tipo di bevuta allingrosso; sarebbe solo uno spreco trangugiare frettolosamente quantità di un buon vino, spesso ottenuto da vitigni coltivati con cura attenta e amorevole, sottratti ai parassiti e al mal tempo, vendemmiati con maestrìa e poi spremuti con delicatezza, trasformati in mosto, e alla fine trasformati in vino, destinato magari a botti di quercia o di rovere, per cominciare un invecchiamento che, per i vini più robusti, potrà continuare in bottiglia. Il vino, quando è buono e genuino è un po come se fosse il sangue della terra che ce lha dato. Può essere buono e gradito per chi lo beve, ma resta un prodotto con una dignità senza pari rispetto a molte altre bevande. Cè un legame forte tra il luogo di produzione e chi lo ha prodotto, sia il viticoltore, sia lenologo, due figure che per altro spesso coincidono. Cè una sapienza antica, raffinatasi nei secoli e nei millenni: "bevendo vino si può gustare storia e cultura". Non a caso, Cécubo (oggi ormai introvabile) e Falerno, due vini campani, hanno un posto di riguardo perfino nelle Satire di Orazio. Dalla prossima puntata, ci tufferemo allora insieme nelle botti di Enotria, a caccia dei vini più noti, ma anche di quelli ottenuti dai cosiddetti vitigni autoctoni, quelli cioè più tipicamente italiani, come per esempio il primitivo pugliese, il Coda di Volpe campano piuttosto che lo Shiraz o lo Chardonnay che sono vitigni d'importazione. Sono quelli autoctoni i vitigni forse più preziosi, perché in qualche caso addirittura a rischio di estinzione. Meriterebbero forse una campagna del World Wildlife (o Winelife?) Fund per essere salvati. Innalzando un metaforico e simbolico bicchiere in un brindisi tintinnante allinsegna dellallegria, proprio come in una vecchia, bella calda osteria furlana o in na mercita romana o na taverna o na candina del Sud, ci diciamo per il momento arrivederci, a risentirci, anzi a "rigustarci"! |
na (dial. mer.): una a parte (idiom. expres.): aside, separately amorevole (adj. m./f. sing.): loving
attento: attentive, careful, thorough
bevuta allingrosso: guzzling, gulping type of drinking dio [~dei]: god(s)
frettolosamente (adv.): hurriedly grossolano: rough; coarse
grossolanamente (also fig.): roughly, coarsely; grossly
introvabile: unobtainable
medico: physician notiziario: gazette, news(letter) noto: (well-)known
Orazio (lit.): Horace patacca: decoration (referring to sommeliers tie-bib); (fig.) junk, useless item pretesa (n. f. sing.): pretext primitivo (enol.): originating vine species (meaning in text); original; primitive
prolusione (n. f. sing., eleg.): prologue, preface, opening address
quotidiano: daily
rovere (n. f. sing., bot.): older and robust oak (wood) Satire: Satires (Horaces literary works) scherzoso: playful, jocose, jocular |
![[Pensaci...]](pensaci.gif)
Il vino è simbolo di sangue, di vita, di immortalità, di conoscenza, di iniziazione, di trasformazione. È elemento di sacrificio, simbolo di gioia e di doni che Dio dà alluomo (nella tradizione occidentale), e anche espressione della virilità e del desiderio impetuosi e fecondanti (oriente).