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Cos'è...?

1.  Cos'è la grammatica e da dove viene l'italiano?

2.  Cos'è il verbo?

3.  Cosa sono numero, genere e "persona"?

4.  Cos'è  un verbo transitivo (transitive) e un verbo intransitivo (intransitive)?

5.  Cos'è la radice (root) del verbo? cos'è una desinenza (ending)? cos'è una declinazione (declension)?

6.  Cos'è una coniugazione verbale (conjugation)?

7.  Cos'è un verbo riflessivo
(reflexive)
(reciproco), impersonale (impersonal) e servile (servile, helper)?


8.  Cos'è  un ausiliare (auxiliary)?
un tempo composto (compound tense)?


9.   "Essere" e gli accordi (agreements)

10. Cos'è un verbo irregolare (irregular)?


Abbreviazioni usate
Grammatiche













11. Quali sono i modi (moods) e i loro tempi (tenses)  in italiano?

 

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La grammatica (< Gr. grammatike- [gramma = lettera dell'alfabeto; tekhne- = arte delle lettere]) è il sistema di codificazione e di organizzazione di una lingua (language). Senza grammatica, la lingua sarebbe in uno stato di caos e non ci sarebbero norme di coerenza.

L'italiano, come il catalano, il francese, il portoghese, lo spagnolo, e il rumeno (Rumenian), fa parte di quelle lingue chiamate "lingue romanze" (Romance Languages). Le lingue romanze hanno origini (originate from) nel latino.  L'aggettivo "romanzo" deriva da una parola latina che significava "nella maniera dei romani" (in the way of the Romans).  L'italiano ha molto in comune con queste altre lingue, comunque ha una grammatica tutta sua.

L'italiano si è evoluto dal latino medioevale (chiamato latino "volgare" [Vulgar Latin]). Durante il Medioevo (Middle Ages), l'Italia era diversa geograficamente e linguisticamente dall'italia di oggi. L'"italiano" di oggi non esisteva ancora: in diverse zone d'Italia, c'erano diverse "parlate" (local vernaculars) o "volgari" (vernaculars, local tongues), ad es., il volgare toscano, quello di Roma, quello della Sicilia, quello di Venezia, quello di Torino, quello di Milano, ecc. Queste parlate erano in continua evoluzione. Una, però, quella toscana, o con precisione, quella fiorentina si è imposta anche come lingua letteraria.
L'italiano che parliamo oggi è il "volgare" o la lingua evoluta che si parlava in Toscana (regione al centro ovest della penisola italiana). Perché il toscano? perché il fiorentino (parte del toscano) è stato la base letteraria della lingua italiana. Infatti (infact), i padri della letteratura italiana, Dante, Petrarca e Boccacio erano fiorentini.
Sebbene ci siano state molte polemiche (polemics), questa variante linguistica (linguistic variant) si è poi evoluta ancora e si è arrichita (enriched itself) con il tempo. Solo nel Cinquecento, nel 1525 con le Prose della volgar lingua del grande e primo "ufficiale" grammatico (grammarian) italiano Pietro Bembo, è avvenuta  (took place) la prima codificazione di questo "modello" comune chiamato poi l'"italiano".

 (Per una storia completa dell'italiano, v. (Bruno Migliorini, Storia della lingua italiana, 11ed. [Firenze, Sansoni, 1992] e Stefano Gensini, Elementi di storia linguistica italiana [Bergamo: Minerva Italica, 1990]).

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Il verbo (< Lat. verbum = "parola" per eccellenza) è la parte più importante di una frase (sentence) e ne indica l'azione principale, lo stato (state), l'esistenza, il modo di essere (way, manner of being) delle persone, degli animali o delle cose. È possibile avere più verbi in una frase.

ESEMPI:
1. L'uomo cammina.
2. Il tempo passa.
3. Dopo che avevano mangiato, i ragazzi sono usciti con  i loro genitori che erano appena tornati dall'Italia.
4.  "Penso quindi sono".  (Descartes)   


 (azione)    
(stato, modo di essere)
(azione, azione, azione)
(modo di esssere)



Il verbo non solo definisce (defines) il soggetto, ma definisce anche il tempo dell'azione, presente, passato, futuro, ecc. e il tipo di rapporto temporale fra un'azione e l'altra. In aggiunta (in addition), il verbo indica e il "modo" o la maniera in cui l'azione avviene (occurs).   

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Il numero del verbo indica se il verbo è singolare (abbreviato "sing.") o plurale (abbreviato "pl.") di numero.

Il verbo è al singolare quando il soggetto esprime (expresses) una sola persona, una sola cosa o un solo animale.

I possibili "pronomi" (< lat. pro nomen [che rappresenta il nome (that works on behalf of the noun)] personali soggetto sono quelli alla:

1° p. sing. "io"
2° p. sing. "tu"
3° p. sing. "lui o egli (più elegante ma meno usato oggi)/lei
                   per persona
                 "esso/essa"  per cosa o animale (dissuasti)
                 "Lei" per persona

ESEMPI:

1. Il ragazzo mangia.                                (= 1 ragazzo solo)
2. L'amore è la forza (force) dell'universo. (= 1 amore solo)
3. Il cane abbaia (fa bù bù).                     (= 1 cane solo)

Se il soggetto è "collettivo" (es. la gente, la famiglia, la classe) il verbo è al singolare e (se c'è accordo) si accorda con il genere del nome (spesso i nomi collettivi sono femminli).

ESEMPI:

Tutta la famiglia mangia insieme la domenica.
La gente ha visto l'oppressione di quel leader politico.
La classe è andata a visitare il Vaticano.


Il verbo è al plurale quando il soggetto esprime (expresses) più  persone, più cose o più animali. I possibili soggetti sono quelli alla 1° p. pl. "noi", alla 2° p. pl. "voi"e alla 3° p. pl.. "loro" o "essi/esse" per persone, cose o animali  e "Loro" per persone.

ESEMPI:

1. I ragazzi mangiano.                               (= 1+ ragazzi)
2. L'amore e la pazienza sono virtù.           (= 1+ virtù)
3. I cani abbaiano (fanno bù bù).               (= 1+ cani)

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Il genere (gender) del verbo indica se il soggetto del verbo è al maschile (masculine) (abbreviato "m.") o al femminile (feminine) (abbreviato "f."). Il concetto del "genere" deriva dal latino classico (Classical Latin) che aveva tre generi (maschile, femminile e neutro [neuter]). Pian piano, (slowly) il latino ha perduto (lost) il genere neutro e solo il maschile e il femminile sono rimasti. Oggi tutte le lingue romanze hanno solo il maschile e il femminile.  

Il "genere" del verbo corrisponde al "genere" del nome solo per gli accordi nei tempi composti. Generalmente (generally), il genere del nome è
al maschile, se esprime
1. esseri  maschili
2. alberi da frutta (fruit tree)
3. monti  (mountains)
4. mesi e giorni (months and days)
5
. laghi (lakes)
uomo, gatto, coccodrillo
il melo, il pero, l'arancio, il noce
l'Everest, Il Monte Bianco
Gennaio, venerdì  (eccezione: la domenica)

il Garda, il Lago Maggiore

al femminile, se esprime
1. esseri femminli
2. frutti (fruits)
3. isole (islands)
4. concetti astratti (abstract concepts)
donna, gatta, farfalla
la mela, la pera, l'arancia, la noce
la Sicilia, la Sardegna
bellezza, virtù, onestà


Il maschile e il femminile, come il singolare e il plurale, si differenziano da (differ by) desinenze (endings) speciali che si aggiungono (are added) alla FINE (end) della parola (word).

N. B.  
La
Ù puo' essere maschile e femminile
e non cambia mai al pl.
Alcuni nomi maschili possono terminare in -a

sing.

pl.

masch.

o {ù, e}

i {ù, i}

f.

a {ù, e}

e {ù, i}

ESEMPI:

1. il ragazzo ~ i ragazzi; il tabù  ~ i tabù; il piede ~ i piedi                
2. la ragazz
a ~ le ragazze; la virtù ~ le virtù; la neve ~ le nevi


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La "persona" del verbo può essere al singolare o al plurale. La "persona" indica "chi" (who) esprime (expresses) il verbo:

singolare

plurale

chi esprime azione? 

esempi

1a p. "io" 1a p. "noi"

chi parla esprime azione

Io parlo.
Noi parliamo.
2a p. "tu" 2a p. "voi"

persona alla quale si parla esprime azione

Roberto, prendi la penna!
Roberto, Sandro prendete la penna!
3a p. "lui/lei" 3a p.    loro"

persona o cosa  di cui si parla esprime azione

La pioggia cade.
La ragazza esce.
Claudio e Claudio escono.
3a p. "Lei" 3a p.   Loro"

pronomi allocutivi  alla quale si parla

Lei, signor professore, esce?
Loro, signori professori, escono?


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L'azione espressa dal verbo transitivo passa (o transita) direttamente dal soggetto all'oggetto o nell'oggetto. Il verbo transitivo richiede dunque un complemento oggetto (direct object). Tutti i verbi usati transitivamente richiedono l'ausiliare AVERE nei tempi composti.

Cos'è un complemento oggetto (d.o.)? Se dopo il verbo è possibile domandare "chi" o che "cosa" (what) e la risposta è quello che segue il verbo, il verbo è transitivo.  Se il verbo ha un complemento oggetto è dunque un verbo transitivo. Il complemento oggetto non è sempre esplicito. Ecco come fare per sapere se il verbo è transitivo:

ESEMPIO n. 1:

1. Paolo scrive la lettera/Paolo scrive.
2. Cosa scrive Paolo?/Paolo scrive cosa?  
3. la lettera, qualcosa
ESEMPIO n. 2:

1. Anna vede Maria.
2. Chi vede Anna?/Anna vede chi?         
3. Maria
ESEMPIO n. 3:

1. Rosa è stata male.
2. *Cosa è stata Rosa?/Rosa è stata cosa?    
3. !@##$%%, verbo non
    è transitivo
perché l'azione non passa dal
    soggetto all'oggetto
, resta nel soggetto!

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L'azione del verbo intransitivo NON passa (o non transita) dal soggetto al verbo. L'azione dunque
rimane nel soggetto. Il verbo intransitivo NON richiede il complemento oggetto (direct object) (e se lo richiede, allora il verbo è transitivo) non può mai rispondere alle domande "chi" o "cosa". Molti verbi intransitivi  e tutti i verbi riflessivi richiedono ESSERE come ausiliare nei tempi composti e possono reggere un complemento di termine (indirect object) o complementi di tempo, luogo, ecc.


ESEMPIO n. 1:

1. La mamma va a scuola.
2. la domanda a cui risponde è dove
3. il complemento: a scuola = complemento di luogo
ESEMPIO n. 2:

1. Il gatto si è seduto sulla sedia.
2. la domanda a cui risponde è dove
3. il complemento: sulla sedia = complemento di luogo
ESEMPIO n. 3:

1. Roberto arriva domani
2. la domanda a cui risponde è quando      
3. il complemento: domani = avverbio di  tempo

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La parola ausiliare deriva dal latino auxilium che significa "aiuto". In italiano, come nel latino e nelle altre lingue romanze, ci sono solo due ausiliari: AVERE e ESSERE. Questi "ausiliari" sono verbi che "aiutano" altri verbi nei tempi composti.

Tutti i verbi usati transitivamente richiedono l'ausiliare AVERE nei tempi composti e non richede l'accordo in numero e in genere.

Molti verbi intransitivi, specialmente i verbi di movimento che indicano uno spostamento (andare, ritornare, venire, arrivare, cadere, partire, ecc.), tutti i verbi riflessivi, i verbi  impersonali e quelli passivi richiedono ESSERE come ausiliare nei tempi composti e richiedono l'accordo in numero e in genere.

ESEMPI:
1. La bambina è andata a scuola.
2.
La ragazza è
ritornata al cinema.
3. Le amiche sono uscite/Gli amici sono usciti.


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I tempi composti sono tempi che richiedono un ausiliareparticipio passato e sono dunque composti di due (2) elementi.
I "tempi semplici" invece hanno solo un (1) elemento verbale, per es. l'imperfetto e il passato remoto.

Questi tempi composti si creano con due elementi:  1. AVERE / ESSERE al presente/imperfetto/futuro/passato remoto  (dipende dal tempo composto) + 2. participio passato del verbo .

I tempi che richiedono AVERE / ESSERE al presente del modo
(dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo sono il passato prossimo, il passato del congiuntivo,  il condizionale passato/composto, l'infinito composto e il gerundio composto.

I tempi che richiedono AVERE / ESSERE all'imperfetto del modo (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo sono il trapassato prossimo, il trapassato del congiuntivo.

Il tempo che richiede AVERE / ESSERE al futuro (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo è il futuro anteriore.

Il tempo che richiede AVERE / ESSERE al passato remoto  (dipende dal tempo composto) + participio passato del verbo è il trapassato remoto.

ESEMPI

1. Lucio avrà fatto i compiti.
2. Il vino è creato dall'uva (grapes).         
3. Gli sposi si erano baciati.


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La radice (< latino radix [radice ="root"]) del verbo è la parte principale del verbo che NON CAMBIA. È alla radice che aggiungiamo (to add) le desinenze.

ESEMPI:
parlare > PARL-
mett
ere
> METT-
fin
ire
> FIN-
dorm
ire > DORM-  



La desinenza (
< latino desinare [finire="to finish"]) è la
parte FINALE del
verbo che CAMBIA secondo (according) la persona, numero e genere, cioè le desinenze del verbo che si declina.

ESEMPI:

parl + o = parlo
mett + evo = mettevo
dorm + irai = dormirai

...



La declinazione (< latino
declinare [to lean away from (i.e., endings "lean" away from root])
significa aggiungere le desinenze per la 1a, 2a ,3a p. sing. o pl. alla radice, e dunque"coniugare" il verbo per ogni persona di un dato (given) modotempo.

ESEMPIO:

Parlare (indic. pres.)

io parlo
tu parli
lui/lei/Lei parla
noi parliamo
voi parlate
loro/Loro parlano

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I verbi italiani sono classificati in tre (3) coniugazioni: -are, -ere, -ire (-isc). Per esempio: il verbo amare appartiene (belongs to) alla 1a coniugazione -are; il verbo mettere appartiene (belongs to) alla 2a coniugazione -ere (e tutti i verbi -rre del tipo porre, tradurre, trarre; il verbo dormire appartiene (belongs to) alla 3a coniugazione -ire (il verbo finire appartiene [belongs to] alla 3a coniugazione -ire, del tipo "isc").

Coniugare (conjugate) (< lat. "coniugare" [to join together "stem" and "ending"]) il verbo vuol dire farlo entrare nel paradigma (paradigm, pattern) verbale delle desinenze, cioè dare la forma corretta per ogni "persona" del verbo in una lista completa sia in forma scritta sia in forma orale per un dato modo e tempo
Ogni coniugazione ha delle vocali (vowels) tematiche (thematic, particular): a per -are; e per ere; i per ire.

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L'azione del verbo riflessivo (< lat. riflexare [riflettere]) si "riflette" (reflects back tosul soggetto. L'oggetto e il soggetto sono la stessa persona. 
ESEMPI:

 io mi lavo i capelli (="io" lava i capelli a me stessa [myself])
la ragazza si ama
(="la ragazza" ama sé stessa)
tu ti pettini
(="tu" pettina te stesso)

I verbi riflessivi si coniugano con le "particelle pronominali": una forma speciale di oggetto che si riflette sul soggetto stesso che compie l'azione. Ecco un esempio di un verbo riflessivo.

Vestirsi (to dress oneself)
MI
TI
SI
CI
VI
SI
io mi vesto
tu ti vesti
lui/lei/Le si veste
noi ci vestiamo
voi vi vestite
loro/Loro si vestono
= io vesto me stesso/a
= tu vesti te stesso/a
= lui/lei/Lei veste sé stesso/a
= noi vestiamo noi stessi/e
= voi vestite voi stessi/e
= loro/Loro vestono loro stessi/e

Di solito, i verbi riflessivi sono comunemente divisi in verbi riflessivi e verbi reciproci (reciprocal). Il tipo pronominale (<lat. pro nomen [per il nome (on behalf of the noun)]) è il tipo qui sopra, già visto. Il tipo reciproco significa che l'azione è fatta reciprocamente (reciprocally) da un soggetto (e quindi oggetto) al plurale all'altro. Siccome (since) il soggetto è al plurale, anche le particelle pronominali corrispondono (correspond to) alla 1°, 2° e 3° p. pl. solo: ci, vi, si

ESEMPIO:

 noi ci aiutiamo (=uno/a aiuta l'altro/a)
loro si amano
(=il ragazzo ama la ragazza)
voi vi guardate
(=uno/a guarda l'altro/a)

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Il verbo impersonale (im- = non) NON ha una persona determinata come soggetto. Per es., il verbo impersonale si riferisce (refers to) a fenomeni atmosferici (atmospheric phenomena). Alcuni verbi impersonali sono nevicare (to snow), grandinare (to hail), piovere (to rain), tonare (to thunder), ecc.  e espressioni del tipo "fa freddo, fa caldo, fare tempesta", ecc. Il verbo impersonale si usa solo alla 3a p. sing. di tutti i tempi nei modi indefiniti.

ESEMPI:
Oggi nevica.
Ieri, pioveva a catinelle.
Quest'inverno ha fatto un freddo da cane.
It's snowing.
Yesterday, it was raining cats and dogs.

This winter was a bitterly cold one.


Ci sono verbi che si usano "impersonalmente", cioè senza un vero soggetto o si riferiscono a tutti in modo generale, ad es.,. "bisognare", "importare", "occorrere", "parere", "sembrare", ecc.
Alcuni verbi possono diventare "impersonali" con la particella "si" o "ci si" con i verbi riflessivi, es., "Si parte domani". ( = Everybody is leaving/we are all leaving tomorrow"); "Ci si ama" = We all love each other, everybody loves everybody.

ESEMPI:

Sembra che tutto vada  bene.  
E'  importante dormire bene.
Bisogna studiare!


Ci si vede in Italia.

It seems as though all is well.
It is important to sleep well.
It is necessary that every body study!

/It's necessary to study!
We shall all meet again/everybody
shall see each other again in Italy.

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I verbi servili hanno la funzione di "servire" o aiutare altri infiniti. I tre (3) verbi servili sono dovere, potere e volere e indicano obbligo, capacità e desiderio.  
ESEMPI:
Devo studiare. vs. Studio.
Può lavorare. vs. Lavora.
Vuole ballare. vs. Balla.

Con i tempi composti, i verbi servili prendono l'ausiliare richiesto dall'infinito che segue.

ESEMPI:
dovere
Lucia ha dovuto.
Lucia ha dovuto studiare.
Lucia è dovuta uscire.
dovere richiede "avere"
studiare richiede "avere"
uscire richiede "essere"

potere
Marisa ha potuto.
Marisa
ha potuto
studiare
.
Marisa
è
potuta
venire.
potere richiede "avere"
studiare richiede "avere"
venire richiede "essere"

volere
Claudio ha voluto.
Claudio ha voluto mangiare.
Claudio è voluto venire.
volere richiede "avere"
mangiare richiede "avere"
venire richiede "essere"


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Il verbo ausiliare essere è uno dei due (2) ausiliari che si adoperano in italiano. "Essere" si usa nei seguenti (following) casi:
 
Quando si usa "essere"?
1. nei tempi composti con molti verbi intransitivi, specialmente di movimento: es. Sono salito, Fabrizio è uscito.
2. con i verbi impersonali:  es. Ieri è nevicato tutto il giorno mentre due giorni fa è piovuto.
b. e altri usati impersonalmente: es.  Si è discusso a lungo, si è partiti.
3. nei tempi composti dei verbi riflessivi: es.  Marco si è lavato le mani, e si è messo il capotto.


Quando si utilizza l'ausiliare "essere" nei tempi composti, ci deve essere un accordo (agreement) tra il soggetto e il verbo. Ci deve dunque essere una "concordanza" (concordance) perfetta tra verbo e soggetto della stessa persona, dello stesso genere e dello stesso numero, nel tempo e nel modo appropriato.

ESEMPI:

Elena (soggetto 3a p. sing. f.) è andata (verbo 3a p. sing.).
Fabrizio e Aldo  (soggetto 3a p. pl. m.)
sono andati all'università  (verbo 3a p. pl.).

ecc.

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Quando si fanno gli accordi?

CASI:
1. nei tempi composti dei  verbi      
   coniugati con "essere"

Rita è partita per l'Italia.
Gino
è partito per l'Italia.
Rita e Gino sono partiti per l'Italia.      
2. nei tempi composti dei  verbi
   quando  il complennto oggeto è espresso

   da un pronome che precede il verbo
Lo studio ci ha aiutati.
La fede lo ha salvato.                 
Ho vista sua zia e la ho salutata.


Bisogna anche ricordare che siccome l'italiano è  sempre stata una lingua "patriarcale" il genere maschile prevale in contesti di "femminilità" e di "maschilità" assieme.

ESEMPI:

Fabrizio, Anna, Linda, Rosa e Vittoria sono andati al cinema.

vs.

Anna, Linda, Rosa e Vittoria sono andate al cinema.

ecc.

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I verbi irregolari (non regolari) sono verbi che non seguono (follow) perfettamente il modello delle coniugazioni.

La prima coniugazione ha solo tre (3) verbi irregolari: andare, dare, stare.

La seconda coniugazione ha gran parte dei verbi irregolari, al passato remoto e al participio passato. Alcuni verbi sono avere, bere, dovere, essere, fare,piacere, porre, potere, rimanere, sapere, tenere, tradurre, trarre, vedere, vivere, volere.

La terza coniugazione ha pochi verbi irregolari. Alcuni sono dire, uscire, venire.

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Il tempo (< lat. tempus [time]) del verbo indica "quando" o "in quale momento" l'azione avviene (occurs). L'azione può avvenire al presente, al passato o al futuro rispetto al (with reference to, with regards to) presente.

I tempi principali sono tre (3): presentepassatofuturo
  1. Il  tempo presente è uno (1) solo. Certo, ci sono diverse forme e desinenze per i diversi modi, ma il concetto di "presente" è identico per tutti: l'azione principale (il verbo) avviene nello stesso momento in cui si parla/si legge/si scrive/si dice, ecc. Tutti i sette (7) modi hanno una forma presente.

  2. I tempi al passato sono cinque (5). Al passato sono tutti tempi composti, tranne (except) l'imperfetto e il passato remoto nell'indicativo:

    1. per descrivere un'azione che si ripete o continua nel passato
    es. L'anno scorso andavo al cinema il venerdì (ogni venerdì)
                                
    2. periodo di tempo: azione che continua nel passato  
    es. Da bambina, avevo paura del buio (durante l'infanzia [childhood])
                                    
    3. per descrivere azioni contemporanee, simultanee nel passato
    es. Ieri, mentre io studiavo, tu dormivi.
                         

         
    1. L'anno scorso andavo al cinema il venerdì
          (azione ripetuta nel passato )

    vs.

                                   
    2. L'anno scorso sono andata al cinema solo 2 venerdì.
         (nel passato azione F I N I T A, "perfetta")

                                                  


                    
    3. Mentre cucinavo, è squillato il telefono.

    L'azione al passato prossimo (presente solo all'indicativo) indica un'azione finita nel passato, ma che ha qualche rapporto, relazione con il presente (cfr. passato remoto).

    ESEMPI: 1. Dieci anni fa, un mulo mi ha dato un calcio.
    (e ora mi fa ancora male!!)
    vs.

    2. Dieci anni fa, un mulo mi diede un calcio
    (e ora non mi fa più male, azione finita nel passato.)


    Il passato prossimo può anche indicare un'azione in un periodo di tempo passato, ma non completamente trascorso (not completely elapsed, passed):

    ESEMPI: Quest' anno sono stato fortunato (anno non ancora trascorso interamente).
    Oggi ho lavorato molto (giornata non ancora trascorsa interamente).

    Questo secolo la tecnologia ha fatto passi da gigante.

    Un'osservazione (observation) linguistico-culturale: la tendenza (tendency) nel Nord Italia è di quasi  (almost) esclusivamente usare il passato prossimo, mentre (while)  nel Sud Italia si ha la tendenza ad usare il passato remoto. La ragione (reason) per questi usi "regionali" (regional usage) è l'influsso (influence) delle parlate dialettali (dialects).

    ESEMPIO:

                                     
    Dopo che avevo fatto i compiti, sono uscito

    Di solito, ci sono delle "spie" (hints) che indicano che il trapassato è necessario: dopo che,  prima, quando. appena (che).

    ESEMPI: I nonni arrivarono in Canada nel 1925.
    Cristoforo Colombo scoprì l'America nel 1492.

    L'azione al passato remoto ha dunque un'inizio e una fine netta e precisa. Per la differenza tra il passato prossimo e il passato remoto, v. sopra.

    Un'osservazione (observation) linguistico-culturale: la tendenza (tendency) nel Nord Italia è di quasi  (almost) esclusivamente usare il passato prossimo, mentre (while) nel Sud Italia si ha la tendenza ad usare il passato remoto. La ragione (reason) per questi usi "regionali" (regional usage) è l'influsso (influence) delle parlate dialettali (dialects).

    ESEMPI:

                       
    Quando ebbe finito di studiare, uscì.
                         
    Dopo che  ebbe mangiato,  Marco dormì .


  3. ESEMPI:                          
    Quando avrò finito di lavorare, andrò in discoteca.

           


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Un modo (< lat. modus) indica la maniera (manner) in cui l'azione del verbo avviene. Ogni modo comunica un aspetto diverso della modalità (modality) del verbo. In italiano, ci sono sette (7) modi divisi in due (2) classificazioni : modi definiti; modi indefiniti.
  1. Il modo indicativo "indica" o semplicemente afferma (afferms) un fatto ed è quindi il modo dell'oggettività (cfr. il modo congiuntivo).
    ESEMPI: Paolo dorme;
    Maria studiava;
    il vino è buono.


    Il modo indicativo ha otto (8) tempi: presente (present), imperfetto (imperfect), passato prossimo (present perfect), trapassato prossimo (past perfect/pluperfect), passato remoto (past absolute), trapassato remoto (past absolute pluperfect), futuro (future), futuro anteriore (future anterior) (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello).

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  2. Il modo congiuntivo, a differenza dal modo indicativo, è il modo della soggettività (subjectivity), dell'ipotesi (hypothesis)/del dubbio (doubt)/della supposizione, dell'opinione personale e di desiderio. 

    ESEMPI: Credo che Paolo dorma;
    Mi sembrava giusto che Maria studiasse;
    La mia opinione personale è che questo vino sia buono/
    Ritengo (consider, retain) che questo vino sia buono.

    Desidero che Fabio venga.


    Il modo congiuntivo ha quattro (4) tempi: presente (present), imperfetto (imperfect), passato (past), trapassato (past perfect/pluperfect of the Subjunctive)
    (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello).

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  3. Il modo condizionale è il modo della "possibilità condizionata". Questo modo non esisteva nel Latino Classico, ma si è sviluppato (developed) sia perché alcune strutture del congiuntivo erano troppo pesanti, sia perché le esigenze storico-sociali lo richiedevano. Il condizionale dunque sorge (appears) nel latino medioevale e continua nelle lingue romanze.

    Il modo condizionale ha due (2) tempi: presente (present) e passato (past).
    (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello)

    Gli usi del condizionale sono vari:
    Usi del condizionale
    1.  per indicare un fatto non certo 

           

     Vorrei andare in Italia quest'estate.
    (I would like to go to Italy this summer.)
    2. per indicare un fatto o un'azione non avvenuta  Ieri sarei andata/o a lezione, ma non sono stata/o bene.    
    I would have gone to class yesterday, but I was not feeling well.)
    3. per indicare un'azione possibile, con verbi modali: dovere, potere, volere -Dovrei studiare, ma voglio uscire.    
     (I should study, but I want to go out.)
     

    -Vorrei  andare in Italia, ma devo  frequentare un corso. ( I would like to go to Italy, but I have to take a course.)     
    4. per indicare una richiesta cortese "Scusi cameriere, vorrei un caffè."
    ("Waiter, excuse me, I'd like a coffee".)
    5. per esprimere una notizia non confermata, una supoosizione Secondo i giornali, i poliziotti  avrebbero arrestato  il ladro.
     (According to the newspapers, the police officers  have
    allegedly
    arrested the thief.)
    5. per esprimere un' opinione in forma attenuata "Direi di lasciarlo stare."
    ("I would say tleave him alone".)


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  4. Con il modo imperativo (< lat. imperare [to command; to rule]) si danno ordini, commandi ed esortazioni (exhortation).
    L'imperativo ha solo un (1) tempo: presente (present)  (per le rispettive formazioni, consultare verbo modello), poiché è impossibile dare un'ordine o un comando diretto nel passato!


    ESEMPI: Paolo,  vattene!
    Maria non studiare!
    Viva la Fiorentina!


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 Abbreviazioni usate  

*
<
-...
...-
prima
seconda
terza


ec(c).
indic.
lat.
n.
sing.
p.
pres.
pl.
sec.
v.
agrammaticale (non grammaticale)
viene da, deriva da
che finisce in ...-*
...che inizia in
1a
2a
3a

eccettera (et cetera [etc.])
modo indicativo
latino
numero
singolare
persona grammaticale
presente
plurale
secolo
verbo; vedere



Per informazioni sulla grammatica completa, v. i seguenti libri:

Bruni, Francesco. L'italiano: elementi di storia della lingua e della cultura. Torino: UTET, 1987.
Dardano, Maurizio e Trifono, Pietro. La lingua italiana: una grammatica completa e rigorosa. Bologna: Zanichelli, 1991.
Gensini, Stefano. Elementi di storia linguistica italiana. Bergamo: Minerva Italica, 1990.
Pittàno, Giuseppe. Così si dice (e si scrive): dizionario grammaticale e degli usi della lingua italiana. Bologna: Zanichelli, 1993.
Proudfoot, Anna e Cardo, Francesco. Modern Italian Grammar: A Practical Guide. London and New York: Routledge [Grammars], 1997.
Renzi, Lorenzo, cur. Grande grammatica italiana di consultazione. 3 vol. Bologna: Il Mulino, 1989.
Serianni, Luca. Grammatica italiana: italiano comune e lingua letteraria. Bologna: UTET Libreria, 1989.

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Copyright © 1999 Nicla A. Gargano